La domanda posta nel titolo trova una risposta affermativa nel saggio. Nonostante le obiezioni di principio a cui sono andati incontro i vari tentativi di sviluppare un’antropologia filosofica nel corso del XX secolo, ha comunque senso studiare un iperoggetto come la natura umana, a maggior ragione nel contesto intellettuale scaturito dall’ortodossia filosofica moderna. In particolare, ha senso mettere in discussione l’autocomprensione angusta del naturalismo filosofico moderno, senza tuttavia regredire a una visione essenzialista della nostra specie biologica. Da questo punto di vista, l’indagine sulla natura umana si traduce in una riflessione radicale, sebbene non scettica, sulla nostra forma di vita basata sul concetto di valutazione “forte”, ossia sull’esperienza di un valore non riducibile al simulacro proiettivo di una preferenza soggettiva, in quanto fenomeno da salvare a tutti i costi, per evitare la perdita di sé e del mondo. In sintesi, lo studio della natura umana appare come un baluardo umanistico contro la negazione nichilistica del potenziale trasformativo di tale autoriflessione. Sebbene in teoria possa sembrare un guadagno minimo, in realtà si tratta della condizione preliminare per poter continuare a credere che il mondo sia vero o esista.

Ha senso studiare la natura umana?

Costa P.
2025-01-01

Abstract

La domanda posta nel titolo trova una risposta affermativa nel saggio. Nonostante le obiezioni di principio a cui sono andati incontro i vari tentativi di sviluppare un’antropologia filosofica nel corso del XX secolo, ha comunque senso studiare un iperoggetto come la natura umana, a maggior ragione nel contesto intellettuale scaturito dall’ortodossia filosofica moderna. In particolare, ha senso mettere in discussione l’autocomprensione angusta del naturalismo filosofico moderno, senza tuttavia regredire a una visione essenzialista della nostra specie biologica. Da questo punto di vista, l’indagine sulla natura umana si traduce in una riflessione radicale, sebbene non scettica, sulla nostra forma di vita basata sul concetto di valutazione “forte”, ossia sull’esperienza di un valore non riducibile al simulacro proiettivo di una preferenza soggettiva, in quanto fenomeno da salvare a tutti i costi, per evitare la perdita di sé e del mondo. In sintesi, lo studio della natura umana appare come un baluardo umanistico contro la negazione nichilistica del potenziale trasformativo di tale autoriflessione. Sebbene in teoria possa sembrare un guadagno minimo, in realtà si tratta della condizione preliminare per poter continuare a credere che il mondo sia vero o esista.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11582/361507
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