At the beginning of the Italian Republic, all references to Corporatism became taboo. Is it really possible, however, that twenty years of Corporatist propaganda dissolved without a trace? This article reflects on the legacy of Corporatism in the political and institutional life of post-war Italy. Corporatism, while often evoked as a ghost to be avoided, never stopped to resound in the political culture of the early days of the Italian Republic. Rather than highlighting the continuity with the recent authoritarian past, the persistence of the Corporatist theme in post-war discourse is linked to a specific issue: the construction of a new dynamic between State and society. It was a topic that had been a real challenge to jurists and politicians from diverse backgrounds since the early Twentieth century.

All’avvio dell’esperienza repubblicana tutto ciò che rimandava al corporativismo divenne tabù. Ma è davvero pensabile che vent’anni di propaganda corporativa si siano dissolti senza lasciare traccia? Il contributo intende riflettere sulle eredità che il corporativismo ha proiettato sulla vita politica e istituzionale del secondo dopoguerra. Evocato da più parti come uno spettro da cui prendere le distanze, esso non smise di risuonare nella cultura politica della prima età repubblicana. Più che evidenziare la continuità col passato autoritario, la persistenza del tema corporativo nel discorso postbellico testimonia un legame con un problema, quello della costruzione di una nuova dinamica tra Stato e società, che fin dal primo Novecento ha rappresentato un’autentica sfida per giuristi e politici di varia estrazione.

«Grufolare ancora in un passato maledetto». Il discorso sul corporativismo dopo il fascismo (1943-1953)

Maurizio Cau
2019

Abstract

All’avvio dell’esperienza repubblicana tutto ciò che rimandava al corporativismo divenne tabù. Ma è davvero pensabile che vent’anni di propaganda corporativa si siano dissolti senza lasciare traccia? Il contributo intende riflettere sulle eredità che il corporativismo ha proiettato sulla vita politica e istituzionale del secondo dopoguerra. Evocato da più parti come uno spettro da cui prendere le distanze, esso non smise di risuonare nella cultura politica della prima età repubblicana. Più che evidenziare la continuità col passato autoritario, la persistenza del tema corporativo nel discorso postbellico testimonia un legame con un problema, quello della costruzione di una nuova dinamica tra Stato e società, che fin dal primo Novecento ha rappresentato un’autentica sfida per giuristi e politici di varia estrazione.
At the beginning of the Italian Republic, all references to Corporatism became taboo. Is it really possible, however, that twenty years of Corporatist propaganda dissolved without a trace? This article reflects on the legacy of Corporatism in the political and institutional life of post-war Italy. Corporatism, while often evoked as a ghost to be avoided, never stopped to resound in the political culture of the early days of the Italian Republic. Rather than highlighting the continuity with the recent authoritarian past, the persistence of the Corporatist theme in post-war discourse is linked to a specific issue: the construction of a new dynamic between State and society. It was a topic that had been a real challenge to jurists and politicians from diverse backgrounds since the early Twentieth century.
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