L'autore applica l’idea fenomenologica dell’essenza come “senso dell’oggetto” all’analisi della sfera politica nell’intento di accertarne le condizioni stesse d’intelligibilità. Date queste premesse, l’essenza della politica viene individuata nella piena attivazione della dimensione pubblica dell’esistenza. Nella seconda parte, l’autore si propone di spiegare quale legame esista tra questa interpretazione della politica e l’appartenenza dell’uomo all’universo naturale e lo fa abbozzando una possibile interpretazione naturalistica dello spazio delle ragioni in quanto risvolto ideale o normativo della relazione pratica col mondo che accomuna tutti gli animali che agiscono all’interno di un ambiente intenzionale. Questa mossa conduce a una singolare rivalutazione filosofica della politica in quanto punto di vista privilegiato per la comprensione della conditio humana e del ruolo ancipite, al contempo radicante e squilibrante, che in essa svolge il dischiudimento di una dimensione propriamente pubblica – né puramente soggettiva né meramente oggettiva – dell’esperienza.

In che senso l’uomo è per natura un animale politico?

Costa, Paolo
2008

Abstract

L'autore applica l’idea fenomenologica dell’essenza come “senso dell’oggetto” all’analisi della sfera politica nell’intento di accertarne le condizioni stesse d’intelligibilità. Date queste premesse, l’essenza della politica viene individuata nella piena attivazione della dimensione pubblica dell’esistenza. Nella seconda parte, l’autore si propone di spiegare quale legame esista tra questa interpretazione della politica e l’appartenenza dell’uomo all’universo naturale e lo fa abbozzando una possibile interpretazione naturalistica dello spazio delle ragioni in quanto risvolto ideale o normativo della relazione pratica col mondo che accomuna tutti gli animali che agiscono all’interno di un ambiente intenzionale. Questa mossa conduce a una singolare rivalutazione filosofica della politica in quanto punto di vista privilegiato per la comprensione della conditio humana e del ruolo ancipite, al contempo radicante e squilibrante, che in essa svolge il dischiudimento di una dimensione propriamente pubblica – né puramente soggettiva né meramente oggettiva – dell’esperienza.
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