Che la diversità biologica presente sul nostro pianeta sia l’esito di un processo evolutivo guidato dalla selezione naturale è considerato ormai un fatto scientifico, cioè un hinge belief (una credenza basilare) confermato da un numero talmente ampio di evidenze che non ha più bisogno di essere giustificato analiticamente. Nondimeno, si tratta pur sempre di un “fatto” che non si autointerpreta. Rappresenta, al contrario, una vera sfida per la riflessione filosofica, prima ancora che per il cervello umano. Nel saggio, dopo aver presentato un’interpretazione non estrema della rivoluzione darwiniana, vengono discussi quattro hard problems implicati dall’evoluzionismo: (1) la difficoltà di conciliare il tempo profondo dell’evoluzione col tempo vissuto delle storie personali e la sua problematica narrabilità; (2) le conseguenze controverse di un’interpretazione assolutistica dell’antiessenzialismo in materia di specie biologiche; (3) la negazione sistematica del finalismo esterno e il suo impatto sulla costituzione a prima vista irriducibilmente teleologica degli organismi; (4) la difficile collocazione della mente in un cosmo governato dalle leggi fisiche e dal meccanismo cieco della selezione naturale. Nella seconda parte del saggio le quattro sfide filosofiche vengono tematizzate più precisamente come dilemmi insolubili per un naturalismo “avido”, i cui capisaldi sono in tensione con alcune pratiche sociali fondative dell’ideale moderno di civilité e con gli immaginari che sottendono il nuovo modo di essere persona, basato sulla responsabilità personale e i valori della libertà, uguaglianza e solidarietà. In conclusione, vengono proposte alcune considerazioni sullo scontro tra creazionisti ed evoluzionisti e sulle mosse filosofiche che potrebbero, se non disinnescarlo, evitare che si trasformi in uno sterile conflitto a somma zero.
La sfida dell’evoluzione: che ne è della singolarità dell’essere umano?
Costa P.
2026-01-01
Abstract
Che la diversità biologica presente sul nostro pianeta sia l’esito di un processo evolutivo guidato dalla selezione naturale è considerato ormai un fatto scientifico, cioè un hinge belief (una credenza basilare) confermato da un numero talmente ampio di evidenze che non ha più bisogno di essere giustificato analiticamente. Nondimeno, si tratta pur sempre di un “fatto” che non si autointerpreta. Rappresenta, al contrario, una vera sfida per la riflessione filosofica, prima ancora che per il cervello umano. Nel saggio, dopo aver presentato un’interpretazione non estrema della rivoluzione darwiniana, vengono discussi quattro hard problems implicati dall’evoluzionismo: (1) la difficoltà di conciliare il tempo profondo dell’evoluzione col tempo vissuto delle storie personali e la sua problematica narrabilità; (2) le conseguenze controverse di un’interpretazione assolutistica dell’antiessenzialismo in materia di specie biologiche; (3) la negazione sistematica del finalismo esterno e il suo impatto sulla costituzione a prima vista irriducibilmente teleologica degli organismi; (4) la difficile collocazione della mente in un cosmo governato dalle leggi fisiche e dal meccanismo cieco della selezione naturale. Nella seconda parte del saggio le quattro sfide filosofiche vengono tematizzate più precisamente come dilemmi insolubili per un naturalismo “avido”, i cui capisaldi sono in tensione con alcune pratiche sociali fondative dell’ideale moderno di civilité e con gli immaginari che sottendono il nuovo modo di essere persona, basato sulla responsabilità personale e i valori della libertà, uguaglianza e solidarietà. In conclusione, vengono proposte alcune considerazioni sullo scontro tra creazionisti ed evoluzionisti e sulle mosse filosofiche che potrebbero, se non disinnescarlo, evitare che si trasformi in uno sterile conflitto a somma zero.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
