Il fondo Atti dei notai, conservato presso l’Archivio di Stato di Trento, raccoglie protocolli notarili, rilegati o occasionalmente sciolti, contenenti gli atti redatti dai notai, riportati sostanzialmente per intero, quasi sempre sottoscritti dal notaio e talvolta accompagnati dal segno di tabellionato. Durante il periodo della Restaurazione, i notai furono organizzati secondo il distretto (giudizio) in cui esercitavano la propria attività. Sin dal Medioevo si trova traccia del notariato tanto nel principato vescovile di Trento quanto nella contea del Tirolo. Tuttavia, a partire dalla seconda metà del Quattrocento, nelle giurisdizioni del Tirolo di lingua tedesca, la fides e la certezza giuridica furono assicurate principalmente tramite documenti con sigillo e dai libri di archiviazione (Verfachbücher), redatti e conservati in ogni giudizio (Gericht). Mentre nei giudizi trentino-tirolesi del quartiere dei Confini italiani della contea continuarono a operare i notai, dove solo nel 1773 vennero varate nuove norme per uniformare queste giurisdizioni al resto della contea e fu imposto l’obbligo di registrare gli atti notarili privati in appositi Libri di Archiviazione (Verfachbücher) tenuti dai giudizi come avveniva nel resto della contea. Durante il progetto sono state censite 151 unità di conservazione, contenenti i protocolli dei notai residenti nel giudizio di Strigno, uno dei giudizi trentino-tirolesi appartenenti al quartiere dei Confini italiani, attivi tra il 1511 e il 1895. I dati raccolti sono confluiti in una banca dati online. Ogni scheda fornisce informazioni su: cognome e sue variazioni, nome e sue variazioni, paternità e residenza, fondo, giudizio, anno di inizio e fine attività, segnatura, subscriptio e note. I dati sono consultabili tramite più chiavi di accesso. Il database permette inoltre di visualizzare le immagini dei segni tabellionali, contrassegni unici tracciati a mano dal notaio accanto alla propria sottoscrizione, che ne garantivano l’autenticità.

Atti dei notai ai “Confini italiani”: il giudizio di Strigno – Banca dati (1511-1895)

Katia Occhi
Supervision
;
Niccolò Caramel
Investigation
2026-01-01

Abstract

Il fondo Atti dei notai, conservato presso l’Archivio di Stato di Trento, raccoglie protocolli notarili, rilegati o occasionalmente sciolti, contenenti gli atti redatti dai notai, riportati sostanzialmente per intero, quasi sempre sottoscritti dal notaio e talvolta accompagnati dal segno di tabellionato. Durante il periodo della Restaurazione, i notai furono organizzati secondo il distretto (giudizio) in cui esercitavano la propria attività. Sin dal Medioevo si trova traccia del notariato tanto nel principato vescovile di Trento quanto nella contea del Tirolo. Tuttavia, a partire dalla seconda metà del Quattrocento, nelle giurisdizioni del Tirolo di lingua tedesca, la fides e la certezza giuridica furono assicurate principalmente tramite documenti con sigillo e dai libri di archiviazione (Verfachbücher), redatti e conservati in ogni giudizio (Gericht). Mentre nei giudizi trentino-tirolesi del quartiere dei Confini italiani della contea continuarono a operare i notai, dove solo nel 1773 vennero varate nuove norme per uniformare queste giurisdizioni al resto della contea e fu imposto l’obbligo di registrare gli atti notarili privati in appositi Libri di Archiviazione (Verfachbücher) tenuti dai giudizi come avveniva nel resto della contea. Durante il progetto sono state censite 151 unità di conservazione, contenenti i protocolli dei notai residenti nel giudizio di Strigno, uno dei giudizi trentino-tirolesi appartenenti al quartiere dei Confini italiani, attivi tra il 1511 e il 1895. I dati raccolti sono confluiti in una banca dati online. Ogni scheda fornisce informazioni su: cognome e sue variazioni, nome e sue variazioni, paternità e residenza, fondo, giudizio, anno di inizio e fine attività, segnatura, subscriptio e note. I dati sono consultabili tramite più chiavi di accesso. Il database permette inoltre di visualizzare le immagini dei segni tabellionali, contrassegni unici tracciati a mano dal notaio accanto alla propria sottoscrizione, che ne garantivano l’autenticità.
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