La prima descrizione scientifica di un cuore in fibrillazione è stata data da Harvey agli inizi del seicento. Tuttavia, come per le origini del battito cardiaco normale, i meccanismi di questa aritmia erano a quel tempo " ... as mysterious as the source of the Nile" (vedi Abercromby 1685) e furono necessari più di due secoli prima di dare l’avvio ad una serie di studi sull'origine dei disturbi del ritmo cardiaco. Alla fine del diciannovesimo secolo, numerosi studi sull'attività meccanica cardiaca durante alterazioni del ritmo hanno portato ad una dettagliata descrizione del ritmo e dell'ampiezza della contrazione durante flutter e fibrillazione. Tuttavia solamente con l'introduzione del galvanometro a corda di Einthoven nel 1901 é stato possibile rilevare l'attività elettrica del cuore e quindi studiare la sequenza di attivazione del muscolo cardiaco. Si é dato così l'avvio alla ricerca dei meccanismi elettrofisiologici delle aritmie cardiache. Dagli studi che ne sono seguiti, risulta che é possibile suddividere i meccanismi che stanno alla base delle aritmie atriali in meccanismi focali e attività rientrante. Mentre dati provenienti da modelli sperimentali di flutter e fibrillazione atriale hanno dimostrano come entrambi i meccanismi siano possibili e si manifestino a seconda delle condizioni sperimentali, studi elettrofisiologici condotti in ambito clinico hanno indicato nell’attività elettrica rientrante il meccanismo prevalente alla base del flutter e della fibrillazione atriale nell’uomo. I numerosi studi di mappaggio durante flutter atriale hanno dato indicazioni sulla sede e sulle dimensioni del circuito di rientro. Per quanto riguarda il flutter, la ricerca clinica è oggi indirizzata a definire il ruolo delle strutture anatomiche endocardiche dell’atrio e a caratterizzare il circuito di rientro, indentificando le barriere anatomiche e/o funzionali e le eventuali aree a conduzione critica. Il pattern di attivazione degli atri durante fibrillazione atriale risulta essere invece molto più complesso, essendo costituito dalla propagazione disordinata di fronti d’onda molteplici. Nel caso della fibrillazione sembra oggi tuttavia necessaria una distinzione fra meccanismo di insorgenza e meccanismo di mantenimento. Infatti recentemente un’origine focale del fenomeno è stata indicata da diversi gruppi di ricerca. L’esatta definizione del meccanismo elettrofisiologico nel paziente, così come l’individuazione del corrispondente parametro vulnerabile, costituisce un elemento fondamentale per una scelta della terapia antiaritmica condotta su basi razionali

I meccanismi elettrofisiologici

Ravelli, Flavia
1999

Abstract

La prima descrizione scientifica di un cuore in fibrillazione è stata data da Harvey agli inizi del seicento. Tuttavia, come per le origini del battito cardiaco normale, i meccanismi di questa aritmia erano a quel tempo " ... as mysterious as the source of the Nile" (vedi Abercromby 1685) e furono necessari più di due secoli prima di dare l’avvio ad una serie di studi sull'origine dei disturbi del ritmo cardiaco. Alla fine del diciannovesimo secolo, numerosi studi sull'attività meccanica cardiaca durante alterazioni del ritmo hanno portato ad una dettagliata descrizione del ritmo e dell'ampiezza della contrazione durante flutter e fibrillazione. Tuttavia solamente con l'introduzione del galvanometro a corda di Einthoven nel 1901 é stato possibile rilevare l'attività elettrica del cuore e quindi studiare la sequenza di attivazione del muscolo cardiaco. Si é dato così l'avvio alla ricerca dei meccanismi elettrofisiologici delle aritmie cardiache. Dagli studi che ne sono seguiti, risulta che é possibile suddividere i meccanismi che stanno alla base delle aritmie atriali in meccanismi focali e attività rientrante. Mentre dati provenienti da modelli sperimentali di flutter e fibrillazione atriale hanno dimostrano come entrambi i meccanismi siano possibili e si manifestino a seconda delle condizioni sperimentali, studi elettrofisiologici condotti in ambito clinico hanno indicato nell’attività elettrica rientrante il meccanismo prevalente alla base del flutter e della fibrillazione atriale nell’uomo. I numerosi studi di mappaggio durante flutter atriale hanno dato indicazioni sulla sede e sulle dimensioni del circuito di rientro. Per quanto riguarda il flutter, la ricerca clinica è oggi indirizzata a definire il ruolo delle strutture anatomiche endocardiche dell’atrio e a caratterizzare il circuito di rientro, indentificando le barriere anatomiche e/o funzionali e le eventuali aree a conduzione critica. Il pattern di attivazione degli atri durante fibrillazione atriale risulta essere invece molto più complesso, essendo costituito dalla propagazione disordinata di fronti d’onda molteplici. Nel caso della fibrillazione sembra oggi tuttavia necessaria una distinzione fra meccanismo di insorgenza e meccanismo di mantenimento. Infatti recentemente un’origine focale del fenomeno è stata indicata da diversi gruppi di ricerca. L’esatta definizione del meccanismo elettrofisiologico nel paziente, così come l’individuazione del corrispondente parametro vulnerabile, costituisce un elemento fondamentale per una scelta della terapia antiaritmica condotta su basi razionali
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